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Il futuro della Food Valley passa dai Musei del Cibo

Il 28 febbraio la riapertura dopo la pausa invernale, tra riconoscimento nel Terzo Settore, appuntamenti per famiglie, nuovi progetti inclusivi, allestimenti rinnovati e il “Museo diffuso del Gusto” nel cuore di Parma
La riapertura del 28 febbraio segna molto più di un ritorno alla piena attività: rappresenta l’inizio di una nuova fase per i Musei del Cibo, oggi ufficialmente riconosciuti come enti del Terzo Settore e pronti a rafforzare il loro ruolo culturale, educativo e sociale nel territorio della Food Valley.
In oltre vent’anni di attività, questa rete museale ha saputo trasformare il patrimonio agroalimentare in un racconto vivo e condiviso, capace di unire cultura, identità e sviluppo locale. Il passaggio al Terzo Settore consolida una vocazione già profondamente radicata: quella di un progetto partecipato, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità, e orientato alla valorizzazione del territorio e dei suoi saperi.
I numeri confermano la solidità del percorso intrapreso. Il 2025 si è chiuso con 34.200 visitatori, nonostante la chiusura anticipata del Museo del Parmigiano Reggiano, e con il superamento della soglia dei 400.000 ingressi complessivi dalla nascita del primo museo. Un risultato che testimonia una crescita costante e una capacità attrattiva sempre più significativa, destinata a rafforzarsi con la riapertura delle sedi e con i nuovi progetti in programma.
L’ultimo anno ha portato importanti novità: dalla nuova sala dedicata alla storia dell’apriscatole al Museo del Pomodoro, con una collezione di 365 esemplari dal 1855 a oggi, ai percorsi inclusivi come quelli per le persone sorde nella Lingua dei Segni Italiana, fino al completamento delle audioguide multilingue e delle visite virtuali. Segni concreti di una visione che punta all’accessibilità e all’apertura internazionale.
Ma il cuore del progetto resta la dimensione educativa. Nel 2025 oltre 7.000 studenti hanno partecipato alle attività didattiche, confermando il valore del cibo come strumento di conoscenza, consapevolezza e formazione civica. Nel 2026, grazie alla collaborazione con “Parma io ci sto!”, settanta classi delle primarie e secondarie di primo grado della provincia di Parma potranno accedere gratuitamente ai musei con visita guidata e laboratori in forma totalmente gratuita, rafforzando il ruolo dei musei come spazio di inclusione e crescita culturale.
L’ingresso nel Terzo Settore apre inoltre nuove prospettive: maggiore coinvolgimento dei volontari, opportunità di sostegno per imprese e singoli cittadini, anche con il 5X1000, e una rete ancora più solida di relazioni tra enti pubblici, associazioni di categoria e consorzi di tutela che, dal 2004, costituiscono l’ossatura del circuito.
Guardando al futuro, il 2026 si annuncia come un anno di rinnovamento e sviluppo. Il Museo del Parmigiano Reggiano troverà nuova sede nella suggestiva Chiesa dei Cappuccini di Fontevivo, mentre il Museo del Prosciutto di Parma sarà ampliato con spazi espositivi più ampi e interattivi. A questi interventi si affiancheranno nuove sezioni tematiche.
La novità più attesa riguarda però il cuore della città: a Parma nascerà il “Museo del Gusto”, sarà un museo diffuso, un percorso urbano che attraverso installazioni e strumenti digitali accompagnerà cittadini e visitatori alla scoperta del profondo legame tra la storia della città e la sua cultura alimentare.
In un tempo in cui il rapporto tra territorio, cultura e comunità assume un valore sempre più centrale, i Musei del Cibo si propongono come un modello di sviluppo culturale partecipato, capace di raccontare il passato e, allo stesso tempo, di costruire nuove prospettive per il domani.
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